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Decontribuzione dei contratti a tempo indeterminato. Come rinnovare l’incentivo?


Postiamo un articolo pubblicato sul bimestrale curato dal Centro Studi ANCL SU Campania "On.Mancini".

La chiave per ottenere un aumento significativo della crescita è sempre la stessa: ridurre il peso fiscale sulle imprese rendendo l’Italia più competitiva agli occhi degli investitori. Fra Palazzo Chigi e Tesoro ci si confronta già da un bel pò sul tema ma su un punto sembrano essere tutti d’accordo: nel 2016 occorre una nuova spinta alle assunzioni.

La conferma della decontribuzione per i contratti a tempo indeterminato sembra possibile. Ma il problema è come rinnovare l’incentivo. La scelta del come si annuncia impegnativa e le ipotesi sul tavolo sono sostanzialmente due. La prima è una replica dell’attuale misura concentrandola sul Sud o sulle donne; Il viceministro dell’Economia, Enrico Morando ha parlato a tal proposito di un l’intervento selettivo e meno intenso dell’attuale tarando la decontribuzione privilegiando donne e Sud. La seconda è rendere strutturale il taglio dei contributi.

Entrambe le ipotesi hanno vantaggi e svantaggi ma, in ogni caso, sia che si decida per il rinnovo su tutto il territorio nazionale sia che si decida di concentrarlo geograficamente, se si ripropone un incentivo temporaneo si corre il rischio di un ritorno al contratto a termine allo scadere degli incentivi.

Se in futuro si vuole privilegiare il tempo indeterminato, allora si deve renderlo strutturalmente meno costoso del contratto a termine.

Oggi con il job acts, a differenza del passato, Il contratto a tempo indeterminato è più vantaggioso del contratto a termine nonostante il primo sia ancora penalizzato dal punto di vista del costo di licenziamento.

Ma un domani, senza la decontribuzione totale, per compensare i costi di licenziamento di un contratto a tempo indeterminato saranno necessari costi contributivi annuali inferiori rispetto al contratto a termine.

Escludendo un aumento della contribuzione del contratto a tempo determinato, bisogna valutare i costi di una fiscalizzazione o della riduzione di qualche punto di contributi: in fondo la stabilità dei contratti più che compensa contributi più bassi ai fini della pensione. Un giovane con una carriera stabile con pochi punti di minore contribuzione costruirà una pensione più generosa di una carriera instabile.

In qualunque caso non bisogna necessariamente considerare “alternative” le ipotesi di replicare temporaneamente gli incentivi o di renderli strutturali. Per ora, si potrebbe confermare l’attuale decontribuzione magari trasformandola in una politica di intervento in favore delle donne o del sud e, contestualmente, prevedere per il futuro l’introduzione della decontribuzione strutturale dei contratti a tempo indeterminato.

Dott. Salvatore Celli

Componente del Centro Studi On. Mancini


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