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Il lavoro intermittente come alternativa ai voucher


I nuovi voucher cosi come previsti dal Ddl 2853/2017 di conversione del DL 50/2017 presentano grossi limiti tecnici ed economici che escludono una parte dei datori di lavoro. Sono, infatti, rivolti a tutti i datori di lavoro con non più di 5 dipendenti a tempo indeterminato. Di conseguenza le aziende che occupano più di 5 dipendenti non potranno usufruire di questo strumento e dovranno gestire questa tipologia di rapporto di lavoro volgendo lo sguardo altrove.

Una delle alternative percorribili è offerta, senza dubbio, dal lavoro intermittente. Il contratto di lavoro intermittente può essere stipulato:

  • nel caso di soggetti di età inferiore a 24 anni, oppure, di età superiore a 55 anni. Le prestazioni a chiamata si devono comunque concludere entro il compimento del 25esimo anno;

  • per le esigenze individuate dai contratti collettivi, anche con riferimento allo svolgimenti di prestazioni in periodi predeterminati nell'arco della settimana, del mese o dell'anno. Considerando che i contratti collettivi che regolamentano il lavoro intermittente sono pochissimi, la disciplina da seguire è data dal Regio Decreto 2657 del 1923. Qualora però non sia presente all’interno del Decreto la categoria di lavoro richiesto, la gestione può essere regolamentata con un accordo sindacale. All'interno di questo devono essere indicate le attività che saranno svolte e deve essere firmato dal sindacato o dall'associazione di categoria firmataria del contratto collettivo. L'accordo, quindi, una volta firmato, farà da disciplina per l'azienda in materia di lavoro intermittente.

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